Il dibattito sollevato dal caso di Eluana Englaro ha permesso di sviluppare una serie di tematiche che si intrecciano su diversi piani: quello etico, quello scientifico e quello politico.

La delicatezza del tema deve mantenere il dibattito deve partire dall’obiettività scientifica sulla quale inserire aspetti etici e, in secondo piano, quelli politici.

Nel rispondere ai quesiti posti dal presidente della Federazione Nazionale  delle Associazioni Trauma Cranico Paolo Fogar ho scritto le seguenti considerazioni.

  • uno S.V. può essere definito con assoluta certezza irreversibile?
    E permanente?

    • Dal punto di vista scientifico non ci sono elementi per dire che lo stato vegetativo è uno
      stato di “disconnessione” con il mondo esterno. Infatti, noi valutiamo dalle risposte motorie ma ci possono essere condizioni nelle quali la risposta motoria è compromessa ma una qualche elaborazione delle informazioni del mondo esterno possono essere elaborate. Tuttavia, la possibilità di ottenere cambiamenti e molto bassa a distanza di mesi dall’evento e praticamente nulla a distanza di anni.
  • S.V. si riferisce ad una condizione “unica” per cui tutte le persone con diagnosi di S.V. si trovano nella predetta
    stessa unica condizione?

    • La diagnosi di stato vegetativo è clinica e è riferita all’impossibilità da parte del paziente di dare segni di contatto con l’ambiente. L’eziologia comunque è differente. Le condizioni traumatiche hanno maggiore possibilità di miglioramento rispetto alle condizioni non traumatiche, specialmente quelle anossiche.
  • L’uso dei presidi sondino nasogastrico e/o della sonda enterale (PEG) per l’idratazione e nutrizione, una volta
    impiantati, può configurarsi come forma di accanimento terapeutico?

    • c’è molto dibattito rispetto a questo argomento. Il problema non è chiedersi se l’alimentazione e l’idratazione siano elementi terapeutici poiché dovremmo dire che anche mobilizzare il paziente, posizionarlo adeguatamente e pulirlo lo siano. Personalmente credo che siano solo supporti di base non terapeutici e mi pare un pò strumentale pensare che la risoluzione è far morire di fame e di sete una persona che ha gravi problemi. Il problema è più generale, quello del diritto alla morte e l’eutanasia. Sarebbe più logico aprire un dibattito aperto sull’eutanasia e sul testamento biologico. A questo proposito, non possiamo essere assolutamente sicuri che l’opinione espressa prima dell’evento sia quella che rimane quando l’evento è accaduto. Infatti, le persone che hanno un tumore e gravi malattie e sono coscienti cambiano spesso opinione e rimangono attaccati alla vita.

Spero questo diventi un primo stimolo al dibattito che seguirà