Il 9 febbraio: Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi

Con decreto sulla Gazzetta Ufficiale del 18 gennaio è stata pubblicata la Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri che istituisce la Giornata nazionale degli stati vegetativi. L’iniziativa, di per se positiva, sta suscitando polemiche poiché è stata istituita il giorno della ricorrenza della morte di Eluana Englaro. La data evoca necessariamente i conflitti etici che hanno accompagnato la vicenda Englaro. La posizione critica è espressa anche dalla FISH che ha mantenuto sempre una posizione neutra. Una posizione nettamente contraria è rappresentata su micromega che commenta la lettera del sottosegretario Roccella.

Le associazioni dei familiari esprimono la propria soddisfazione. Paolo Fogar, presidente della Federazione nazionale associazioni trauma cranico (Fnatc): «E importante perché la conoscenza non è mai troppa. E queste giornate servono anche a stimolare la ricerca, un aspetto su cui le famiglie puntano molto. Speriamo che il ministero promuova anche la giornata del trauma cranico, che celebriamo da 13 anni». Anche Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma, vede la giornata come un’occasione «per approfondire queste tematiche e lanciare un messaggio di pacificazione dopo la sofferta vicenda di Eluana, che ha diviso le coscienze». Questa giornata servirà anche «a dar conto della realtà delle famiglie e dei loro pazienti». «Senza pregiudizi e ideologia conclude De Nigris – intitolare la giornata alla memoria di Eluana significa non farla morire mai». Con la scelta del 9 febbraio, anniversario della morte di Eluana, «il suo ricordo non sarà più una memoria che divide ma un momento di condivisione per un obiettivo che ci unisce tutti». «Significa riconoscere la dignità dei pazienti e portare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla loro condizione».

Possiamo commentare che la data tende a dividere più che a unire e forse se ne poteva scegliere un’altra. Inoltre sarebbe da promuovere una giornata del trauma cranico che sarebbe più rappresentativa della realtà. Non bisogna dimenticare infatti che gli stati vegetativi sono una piccola parte di tutte le gravi cerebrolesioni e i problemi sono non solo quelli relativi agli stati vegetativi ma anche quelli di tutte le condizione di grave cerebrolesione.

Infine ciò che richiama l’attenzione vero tematiche così importanti è comunque positivo.

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Una risposta a Il 9 febbraio: Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi

  1. Condivido in toto il commento del Prof. Zampolini, poichè è l’opinione della stragrande maggioranza delle famiglie delle persone in S.V.
    Ma a rappresentarle si è costituita una ” triade ” che ha il solo scopo di apparire, e che fino ad oggi ha prodotto un’inutile Libro Bianco teso solamente a portare consensi a chi non ha fatto nulla per i malati e le loro famiglie. Si rincorrono presenze televisive assolutamente controproducenti per i malati e le loro famiglie al solo scopo di ” farsi un nome”, ma chi vive tutti i giorni con un famigliare in S.V a casa non interessano queste facezie.
    Chi ha voluto lo scontro ” etico”, oggi non può ergersi a pacificatore, per di più con provocazioni come quella del 9 febbraio.
    Se si vuole veramente un dialogo ( noi non ci riappacificheremo mai con chi ha gridato assassino a Beppino Englaro ! ) si deve ammettere gli errori del passato e iniziare un dialogo con tutti coloro che sono interessati al problema( enorme ) dell’assistenza e della cura degli S.V.
    Ma fino a quando si pretenderà di rappresentare tutti e si ritiene di possedere ” il verbo e la verità rivelata” non si andrà mai da nessuna parte.
    Le famiglie hanno bisogno di altro: basta prediche moralistiche.
    Occorre una incisiva azione per migliorare la cura e l’assistenza, soprattutto al Sud.
    Ma chi ne ha parlato fino ad oggi? Solo chi non fa parte della triade. E che non viene nemmeno censito dalle principali realtà mediche, semplicemente perchè non ha il tempo ( e la voglia) di farsi pubblicità nelle varie assise a cui si invitano sempre i soliti.Ovviamente assitere i malati e loro famiglie non procura diritto di cronaca e nemmeno di tribuna!

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